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Thursday, September 26, 2019

IN MEMORIA DEL PROF. GIOVANNI MARINO

Ci sono persone (poche), al di là della famiglia, che segnano la vita in maniera definitiva. Possono essere un Papa, un amico fraterno, o un Professore straordinario, come il Prof. Giovanni Marino, che mi ha seguito nel triennio del Liceo Scientifico "Einaudi". Le sue lezioni di Analisi Matematica e di Fisica mi hanno aiutato tantissimo all'Università. Ricorderò per sempre la gioia che provai quando arrivò a spiegare che quelle "S" strane che precedevano una funzione si chiamavano "Integrali" della funzione, e che l'area sottesa dalla funzione era l'integrale definito, esteso all'intervallo [x1,x2]. Quando una persona riesce a spalancarti un mondo di bellezza, quella persona ti segna in modo indelebile.

Grazie di tutto, Professore Marino. (+24-9-2019)

Friday, September 20, 2019

ESAGONI E TRIANGOLI

In questo post vorrei farvi partecipi di un piccolo, ma divertente, problema di geometria. Il mio desiderio è che seguissero il discorso, che è lungo, ma semplice, soprattutto tutti coloro che di se stessi affermano: "la matematica e la geometria non le ho mai capite". E' un modo per far vedere, se ci riesco, ovviamente, la bellezza della geometria e della matematica.
Ecco il problema.
Abbiamo un triangolo qualsiasi. ABC.
Dividiamo ogni lato del triangolo in tre parti uguali, ottenendo i punti D, E, F, G, H, I. Uniamo ognuno dei vertici con i due punti intermedi del lato opposto. 

Le sei linee così tracciate delimitano un esagono JKLMNO.

Il problema consiste nel dimostrare che l'area di questo esagono è, qualunque sia la forma del triangolo, un decimo dell'area del triangolo ABC.

Per dimostrare la tesi, occorre fare alcune premesse.
Prima di tutto, consideriamo sempre il nostro triangolo. Dividiamo  due lati AB ed AC in parti ugualmente proporzionali, come in figura.

Otteniamo quindi due punti U, T (come Udine-Torino). Per costruzione, Il rapporto tra la lunghezza del segmento AT e la lunghezza del segmento TC è uguale al rapporto tra la lunghezza del segmento AU e la lunghezza del segmento UB. Questa affermazione si può riassumere scrivendo la proporzione:

AT:TC=AU:UB

Ma quando su due rette trasversali (retta AB e retta AC) si staccano due coppie di segmenti proporzionali, allora siamo nelle condizioni del teorema di Talete, per cui il segmento UT è parallelo al segmento BC. Di conseguenza possiamo affermare che il triangolo VBC è simile (cioè ha la stessa forma) al triangolo VUT. Questo significa che, se tiriamo le mediane dal vertice V, VQ e VQ' necessariamente fanno parte della stessa retta. Ma essendo Q' anche mediana del triangolo AUT, ed essendo AUT simile ad ABC, allora significa che la mediana AQ e la mediana AQ' fanno parte della stessa retta, che è anche la retta VQ. Tutto questo ragionamento per dimostrare che, se dividiamo due lati di un triangolo in due coppie di segmenti proporzionali tra loro (AT:TC=AU:UB), i segmenti BT ed UC si intersecano in un punto V che FA PARTE DELLA MEDIANA AQ del triangolo ABC.

Quest'ultima conclusione è fondamentale per proseguire nella dimostrazione del teorema principale. Infatti, se tracciamo le tre mediane del triangolo ABC, come in figura,


per quanto abbiamo appena visto, le mediane passano per i vertici dell'esagono centrale, e lo dividono in sei triangoli. JSK, KSL, LSM, MSN, NSO, OSJ. Quindi, se riusciamo a dimostrare che, ad esempio, il triangolo SMN ha l'area pari ad 1/10 dell'area del triangolo CSQ, abbiamo dimostrato il nostro teorema, (perché la dimostrazione prescinde da forma e dimensioni delle figure coinvolte). Allo stesso modo, infatti, il triangolo NSO sarà 1/10 del triangolo CSR, e così via. Quindi la somma delle aree dei sei triangoli interni sarà uguale alla somma delle aree dei triangoli esterni. Ma la somma delle aree dei triangoli esterni è proprio l'area del triangolo ABC, e la somma delle aree dei triangoli interni è l'area dell'esagono JKLMNO.

Consideriamo il triangolo CSQ. Esso è equivalente (cioè, ha la stessa area) al triangolo BSQ. La dimostrazione è banale. Per costruzione, BQ=QC costituiscono le basi dei due triangoli, e l'altezza
SS' in comune. Quindi le due aree (base x altezza)/2 sono uguali.

Quanto valgono queste aree?
Per calcolarlo, occorre un'altra premessa. Consideriamo sempre la figura seguente:


Ricordiamo che l'abbiamo ottenuta dividendo i segmenti AB ed AC in parti proporzionali tra loro:

AT:TC=AU:UB

Ricordiamo la proprietà del comporre delle proporzioni:

(AT+TC):TC=(AU+UB):UB

e cioè

AC:TC=AB:UB

Definiamo x il rapporto (TC:AC), o (UB;AB). La domanda che ci poniamo è la seguente: avendo già dimostrato che il punto V giace nella mediana AQ, QUANTO VALE IL RAPPORTO (VQ:AQ)? Cioè, se x=TC:AC, quanto vale, in funzione di x, il rapporto VQ:AQ?
Chiamiamo y questo rapporto y=VQ/AQ.
Osserviamo che AQ'+Q'V+VQ=AQ. Dividendo ambo i membri di quest'uguaglianza per AQ, abbiamo

AQ'/AQ+Q'V/AQ+VQ/AQ=1

Il primo termine della somma a sinistra , AQ'/AQ, per il teorema di Talete, è uguale ad AT/AC, e cioè:

AQ'/AQ=(1-x)

Il terzo termine, per definizione, è proprio y.
Per quanto riguarda il secondo termine, Q'V/AQ, osserviamo che Q'V/QV=UT/BC=AT/TC=(1-x)/x
Ma QV=AQ*y quindi Q'V=y*AQ*(1-x)/x. In definitiva Q'V/AV=y*(1-x)/x.

Tornando all'uguaglianza di partenza

AQ'/AQ+Q'V/AQ+VQ/AQ=1

abbiamo quindi che

(1-x)+y*(1-x)/x+y=1 Da qui, con semplici passaggi, otteniamo che

y=x/(2-x)

Questo è un risultato fondamentale per la nostra dimostrazione finale. Infatti, osserviamo che il VQ/AQ=y è anche il rapporto tra le due altezze VV' ed AA', rispettivamente dei triangoli ABC e VBC. Come si evince dalla figura sotto.
 Di conseguenza, il triangolo VBC ha un'area pari proprio all'area di ABC per y.

A_VBC=y*A_ABC

Quindi, tornando alla figura precedente:



possiamo dire che, per quanto abbiamo detto fino ad ora, l'area del triangolo BSC è y*A_ABC. In questo caso y si ottiene sostituendo ad x il valore 1/2, perchè S è l'intersezione delle mediane, quindi CR=1/2 * AC.

Se x=1/2, allora y=(1/2)/(2-1/2)=1/3

Quindi, l'area del triangolo SBC è 1/3 dell'area del triangolo ABC. Quindi, l'area dei due triangoli SBQ ed SQC è 1/6 dell'area del triangolo ABC. Analogamente, le aree dei triangoli SCR, SRA, SAP, SPB sono tutte 1/6 dell'area del triangolo ABC. Se quindi probiamo che l'area del triangolo SMN è 1/60 dell'area del triangolo ABC, abbiamo provato il teorema, perché le aree dei 6 triangoli  che compongono l'esagono sono tutte uguali.

Ricordiamo la relazione fondamentale

y=x/(2-x)

e consideriamo i due triangoli SQC ed SMW nella figura sotto.





Questi triangoli sono simili, perché hanno gli angoli tra loro congruenti. Quindi i loro lati saranno rispettivamente proporzionali, e, detto k=SM/SQ il fattore di proporzionalità tra i lati, il rapporto tra le aree dei triangoli SMW ed SQC sarà proporzionale al quadrato di k.

Quanto vale k?

k=SM/SQ.

SM=SQ-MQ

Ma SQ, lo abbiamo visto, è pari ad AQ/3, mentre MQ=AQ*y, dove y=x/(2-x) dove stavolta x=1/3 (CH/AC).

MQ quindi è AQ/5.

Quindi SM=AQ/3-AQ/5= 2/15 * AQ, k=SM/SQ=(2/15)/(1/3) cioè k=2/5

Di conseguenza, A_SMW=4/25*A_SQC

Osserviamo che il triangolo SMW è la somma di due triangoli SMN ed MNW, aventi la stessa altezza, che è MM'. Di conseguenza, la sua area è data dalla somma delle due aree, che a loro volta sono proporzionali ai segmenti SN ed NW.

In che rapporto stanno i segmenti SN ed NW?
Osserviamo che N è l'intersezione dei due segmenti AG e BH, che dividono, ancora una volta in modo proporzionale, i lati AC e BC, con il fattore x=2/3. Sostituendo nella formula

y=x/(2-x) otteniamo che y=(2/3)/(2-2/3)=2/3 / 4/3 = 1/2.

Quindi abbiamo che PN=1/2 PC. Di conseguenza, il segmento NN' è la metà del segmento PP' che è a sua volta la metà dell'altezza AA' del triangolo ABC. NN' è quindi 1/4 dell'altezza AA'

In definitiva, abbiamo stabilito che le tre quote di S, N ed M sono rispettivamente 1/3, 1/4 ed 1/5 dell'altezza AA' del triangolo ABC. Il rapporto

SN/NW=(1/3-1/4) / (1/4-1/5) = 20/12 = 5/3

Detta A_SMW l'area del triangolo SMW, 5 parti di quest'area sono occupati dal triangolo SMN, e tre parti dal triangolo MNW.

Quindi

A_SMN=5/8 A_SMW

Ma abbiamo visto che A_SMW=4/25 A_SQC, e quindi A_SMN=(5/8) * (4/25) A_SQC, cioè

A_SMN=1/10 A_SQC.

Per quanto detto sopra, tutti i 6 triangoli che compongono l'esagono sono equivalenti, e quindi anche l'area dell'esagono JKLMNO è 1/10 dell'area del triangolo ABC.

Monday, July 1, 2019

Miglioramento tecnologico e Salvini

Vi vorrei rendere partecipi del mondo della microelettronica, in maniera molto generale, ma, spero, chiara.
Quando un'azienda prova a sviluppare una nuova tecnologia, dopo aver consolidato le varie singole "parti costruttive" (un contatto particolare, una pista di metal, una resistenza), si passa a costruire un "dispositivo di prova". Tutte quelle parti costruttive vengono messe insieme in qualcosa che deve funzionare. Questo dispositivo di prova lo chiamiamo, appunto, "test chip". All'interno di un wafer di silicio vi possono essere più test chip diversi. Ma supponiamo di scegliere un solo test chip. Dentro un wafer possiamo avere un migliaio di test chip, formalmente identici l'uno all'altro. Un wafer, dopo che il dispositivo viene lavorato, appare quindi, schematicamente, così:


Ovviamente, la speranza di chi lavora nella nuova tecnologia è che tutti questi dispositivi funzionino. La resa sarebbe al 100%. Ma, soprattutto nella prima fase dello sviluppo tecnologico, non è affatto così. In linea di principio, non è da escludere che NESSUNO di questi dispositivi funzioni. Ma comunque, in generale, durante le prime fasi della tecnologia, la resa (percentuale di dispositivi funzionanti sul totale dei dispositivi) è molto bassa. Ed i motivi per cui i dispositivi non funzionano sono tantissimi. Generalmente vengono raggruppati in "Classi di scarto" (binning). Se abbiamo mille dispositivi in un wafer, ad esempio, 305 funzionano bene (quindi la resa è del 30.5%), 695 falliscono. Se consideriamo i motivi dei fallimenti, le "classi di scarto", appunto, scopriremo che 259 falliscono perché non si accendono neanche, 140 perché due elementi consecutivi, che dovrebbero essere indipendenti, in realtà sono in corto, 127 perché un dispositivo non scrive correttamente, 56 perché non cancella correttamente, 34 perché il dispositivo è lento, 20 perché il dispositivo consuma troppa corrente quando non è operativo, 18 elementi per difetti sulle metallizzazioni, 14 per contatti chiusi, 12 per resistenze sbagliate, e così via. Quindi, di quei fallimenti si fa un grafico di PERCENTUALI di fallimento.

A questo punto, non c'è bisogno di essere una persona esperta di microelettronica per capire come si deve andare avanti. Occorre capire prima di tutto perché non si accendono i dispositivi, perché c'è il corto celle, perché non si scrive, perchè non si cancella. Se lavoro su questi quattro punti e li risolvo, la resa dal 30.5% passerà ad oltre l'85%. Il gruppo di Ricerca e Sviluppo avrà fatto ampiamente il suo dovere, e potrà passare la tecnologia alla produzione, che poi attraverso studi su difettosità ed altri lavori, tipici dell'ingegneria di produzione, porterà le rese al 95% 97%... Ovviamente, più alte sono le rese, maggiori saranno i margini dell'azienda. Un'azienda che lavora in questo modo lavora "Come Dio comanda". Ci sono dei problemi normali di sviluppo, si affrontano i problemi più grandi, e poi si va avanti.
Se un manager responsabile del progetto si dedicasse innanzitutto a sistemare il difetto 1 (percentuale di scarto 0,6%) qualsiasi membro della squadra di lavoro direbbe "Ma cosa stai facendo? Lavoriamo sull'accensione che è al 37%, che mi frega di sistemare il difetto 1 che mi toglie lo 0.6%?". Lo capisce anche un bambino. Poi però si scopre che il responsabile del progetto ha un premio di incentivo proprio sul difetto 1, che è molto più alto del premio per portare la tecnologia in produzione. D'altra parte, lavorare sul difetto 1 è molto più semplice che lavorare allo sviluppo di una tecnologia, e quindi il responsabile del progetto prende due piccioni con una fava: fa un lavoro più facile e prende più soldi. Ma la tecnologia non andrà mai in produzione.
E' ovvio che qualsiasi azienda seria chiamerebbe il responsabile del progetto la prima volta, e glielo direbbe: "Dov'è l'innalzamento delle rese?" Se quello parlasse del difetto 1, verrebbe buttato fuori in due secondi. Se dice "Ci stiamo lavorando" viene lasciato per un mese, dopodiché se continua a lavorare sul difetto 1 viene buttato fuori dopo un mese. Ma viene buttato fuori. In un'azienda seria.

L'Italia di oggi NON è un'azienda seria. Le classi di scarto principali si chiamano Debito Pubblico, Corruzione, Evasione Fiscale, Criminalità Organizzata, Mezzogiorno Moribondo, Cristallizzazione dei centri di potere, cose che drenano centinaia di miliardi l'anno ed impediscono la crescita. Ma il responsabile del progetto Italia continua a dire all'azienda, cioè a noi elettori, che il problema è l'immigrazione.
E noi Italiani, invece di dargli un bel calcio nelle terga facendolo volare di 10 metri, gli diciamo "BRAVO. Continua così, anzi ti portiamo il premio di incentivo dal 17% al 34%."

Secondo voi, un'azienda del genere, che ha un Consiglio di Amministrazione (il popolo Italiano) del genere, a cosa è destinata?

Meditate, gente, meditate.

Thursday, April 4, 2019

Grillini e terrapiattisti.

Alla fine è semplice. In fondo, avere a che fare con i grillini sfegatati, per certi versi, è come avere a che fare con i terrapiattisti.
Una Castelli, ignorante come una capra, che dice ad un Padoan "Questo lo dice lei", non è tanto diversa da un terrapiattista che vuole smontare la fisica dai tempi di Galileo.

Essendo io parte di un popolo ignorante, ho sempre vissuto la politica degli ultimi 30 anni con un assioma che mi sembrava ragionevole: "Lo Stato Italiano è come una famiglia: non si può permettere di spendere esageratamente, rispetto alle proprie entrate". In altre parole, il bilancio dello Stato deve essere mantenuto, come quello di una famiglia.

Con questa idea, che a me sembra assolutamente ragionevole, negli ultimi 30 anni abbiamo vissuto con la "vulgata" dei politici "corrotti e ladri". In sostanza, l'Italia, esaurito il boom economico, ha vissuto creando un debito spaventoso. Cioè, continuando il paragone con le famiglie, ai tempi di Craxi abbiamo comprato Alfa Romeo e Mercedes, quando ci potevamo permettere solo una Cinquecento FIAT. Di conseguenza, abbiamo creato un debito pubblico spaventoso, talmente grande che GLI INTERESSI sul debito pubblico corrisponderebbero ad una manovra economica da lacrime e sangue, ogni anno.

Di fatto, la vulgata dei politici "tradizionali" è stata questa per 30 anni. I più anziani ricorderanno Giuliano Amato, socialista craxiano, Presidente del Consiglio nel 1992. Ricorderanno che Forattini lo disegnava come Topolino. E ricorderanno la manovra finanziaria da 100.000.000.000.000 lire (centomilamiliardi di lire!) che entrò nei conti correnti di tutti gli Italiani, prelevando lo 0.6% di notte (mi pare che fosse venerdì notte). Da allora Forattini continuò a disegnarlo come topolino, ma con due dentini da dracula, da uno dei quali cadeva una goccia di sangue.
Dopo Amato toccò a Ciampi. Era iniziata Tangentopoli. Successe il finimondo.

Allora ci pensò un imprenditore milanese a dire "l'Italia si può risollevare". Il suo periodo di Presidenza del Consiglio rimane il più lungo della storia Repubblicana. Anche allora c'erano i politici tradizionali, nella vulgata berlusconiana raggruppati come "comunisti, dirigisti e statalisti".

La lotta politica fu tremenda. Ma tra i due schieramenti, nessuno metteva in discussione il fatto che occorreva tenere il debito sotto controllo. Forse di più la sinistra. Ma comunque non fuori controllo. Volendo schematizzare, il centro-dx puntava sull'incremento del PIL, il centro-sx sul decremento del deficit con più entrate. Ma sottolineo che è una schematizzazione rozza. Di fatto NESSUNO DEI DUE SCHIERAMENTI, negli ultimi 25 anni, è mai riusito ad impostare una politica economica di un certo respiro.

MA IL FONDAMENTO DI OGNI AZIONE DI GOVERNO NON POTEVA PRESCINDERE DA UN DEBITO ESPLOSO CON CRAXI, E GIUNTO A LIVELLI INSOSTENIBILI.

Sia a destra che a sinistra.

Ora sono calati dall'alto (dal pero?) i grillini, come i terrapiattisti. Il debito pubblico è uno strumento di ricatto. Ce ne freghiamo! Cominciamo a spendere per ciò che serve al popolo, e ricominceremo a crescere. Per noi popolo bue cresciuto con l'idea di una terra sferica e con il controllo dei bliancio, in fondo è uno shock. Quelli che li hanno preceduti non hanno fatto altro che tirare la cinghia, quando in realtà bastava spendere là dove è necessario?

Esempi senza limiti. La manovra fatta all'inizio ipotizzando una crescita al 2.4%. L'UE li ha frenati: non oltre l'1.9% . Alla fine è stato 2.04%, con spregio del ridicolo. Reddito di cittadinanza? Approvato. Quota 100. Approvata. Prenoti una visita medica? Se lo Stato non può garantire tempi immediati, vai dai privati e sarai rimborsato. L'ultima l'INAIL. Tagliamo per gli imprenditori le assicurazioni sugli infortuni. La differenza? La paga l'INAIL.

Ora, di fronte ad un'impostazione di stampo maduristico-terrapiattista, noi popolo bue siamo spiazzati: "Veramente bastava spendere senza limitazione alcuna per governare e far risalire il paese? Veramente quelli che hanno preceduto questi qui, a destra come a sinistra, erano incapaci perché si cucivano le budella inutilmente?"

Insomma, veramente abbiamo vissuto per 25 anni CREDENDO di avere un debito troppo gravoso, quando invece la terra è piatta?

Io, popolo bue, continuo a pensare che la terra sia tonda, e che stiamo spendendo troppo e male. E quando ce ne renderemo conto.... per dirla alla Giacomino Leopardi: "Altro dirti non vo', ma la tua festa, c'anco tardi a venir, non ti sia grave".

Tuesday, December 11, 2018

TEMA: MEGLIO "GOVERNO ILLUMINATO GRILLINO" CHE "ETNA VALLEY"

SVOLGIMENTO.

Da venti anni sono nel mondo del lavoro nella microelettronica. Da venti anni "orbito", internamente o esternamente, attorno all'ST Microelectronics. Da venti anni abbiamo vissuto accompagnati, lavorativamente parlando, da due espressioni coniate da quel manager geniale che risponde al nome di Pasquale Pistorio.
Pasquale Pistorio ha di fatto creato l'ST moderna, guidandola per 20 anni circa, portandola fino al terzo posto nel mondo per fatturato, nel 2001, se non ricordo male. Una cosa impensabile, fino a 10 anni prima. Ha rilanciato in maniera straordinaria, da Siciliano, il sito di Catania, facendone, verso la fine degli anni '90, un sito di punta per la produzione di memorie, essendo già il sito principale di sviluppo e produzione di prodotti di potenza.
Le due espressioni che Pistorio ha continuato a ripetere, facendone uno slogan anche politico (cavalcato da Romano Prodi, non da Berlusconi), erano: "cervelli a basso costo", ed "Etna Valley". Vediamo di spiegarle meglio, queste due espressioni, sottolineandone luci ed ombre (più ombre, che luci).

Cervelli a basso costo
L'intuizione di Pistorio fu semplice e vincente. Io voglio rilanciare il sito di Catania, e farlo crescere fino a farlo diventare uno dei siti più importanti di ST. Come fare? Semplice, devo portare al board di ST la mia scommessa e far vedere i punti di forza del sito. Il punto di forza principale era evidente. In una realtà lavorativa pressoché deserta, con una buona Università che formava giovani nelle facoltà di Fisica, Chimica ed Ingegneria elettronica, la legge della domanda e dell'offerta era TOTALMENTE SBILANCIATA A FAVORE DELL'OFFERENTE. Di ST. Che poteva permettersi di scegliere giovani laureati con alto o altissimo valore aggiusto, a costi molto contenuti. Il mio primo stipendio del 1998, esattamente 20 anni fa, era di 1.800.000 lire. Dipende dai punti di vista. Per un giovane laureato tedesco, con il PhD, sarebbe stata un'offerta offensiva. Per noi giovani laureati di un tempo a Catania, entrare in ST, per di più nella nascente R&D delle memorie, era un pieno successo, al termine di un percorso di studi. Finisco, ed entro in un'azienda che fa ricerca. Quello che avrei sempre sognato. Tenendo conto che il Dottorato mi dava 1.080.000 lire, senza contributi, avere uno stipendio di quasi il doppio, e per la vita, per me era motivo di gioia, serenità, successo. Cosa mi importava che i miei pari età di Milano non sarebbero mai entrati per meno di 2.000.000, 2.200.000 lire al mese? Per me cominciava una vita nuova. Era un win-win, per l'azienda, che assumeva me, cervello a basso costo, e per me, che entravo in una multinazionale da vanto, unica realtà di così alto livello a Catania.
Oltre a questo, non dobbiamo dimenticare che le condizioni politiche di allora, senza i freni derivanti dalle restrizioni della moneta unica, erano molto più favorevoli, e quindi la stessa Regione Sicilia, come area depressa, favoriva l'assunzione di giovani al Sud, con una detassazione pressoché totale.
Volendo, ora che giovane non sono più, si può obiettare che quell'espressione "cervelli a basso costo", fosse un po' cattiva, poco rispettosa della dignità di un giovane che, se offre un lavoro dall'alto valore, deve essere pagato proporzionalmente. Ma i discorsi sulla qualità dei piatti si fanno nelle famiglie che hanno cibo in abbondanza. Dove il cibo scarseggia, nessuno osa far questioni sulla mortadella messa al posto del prosciutto crudo di Parma. Quindi, va bene cervelli a basso costo.

Etna valley
Veniamo adesso all'altra espressione, più controversa. "Etna valley". Io onestamente ignoro quanto Pistorio sfruttasse quest'espressione, forse se l'è tirata fuori dal cilindro (Pistorio è uno straordinario comunicatore), ed ha fatto sbizzarrire i giornalisti, che con quest'espressione sono andati a nozze. Anche in questo caso il concetto era semplice. Fare della Sicilia un polo tecnologico, partendo dal modello ST Catania, creando una realtà di aziende di microelettronica ed hi-tech che copiasse la mitica "Silicon valley" californiana. Non è una bestemmia prendere degli obiettivi altissimi, anche se apparentemente irrealizzabili. Pistorio parlava dell'aggancio di Intel verso il 2002-2003. Era impossibile, col senno di poi, ma ci credevamo ed il trend nei primi anni andava nel senso giusto. Però se ora uno dicesse "ST deve agganciare e superare Intel", io rispondo "non prendermi per i fondelli". Perché? Semplice, perché mancano completamente le condizioni macroeconomiche per quest'obiettivo. Occorre verificare costantemente se l'obiettivo è serio o meno. Alla fine degli anni '90 sognare un'Etna valley non era un peccato di stupidità. Aprì per un brevissimo periodo la Nokia, che chiuse però rapidamente i battenti. ST si doveva espandere a Catania con il Fab a 12 pollici, che sarebbe stata nettamente la realtà più importante nel panorama Italiano. Furono cose che non avvennero mai. La crisi dopo il 2001 si rivelò molto più forte del previsto. Le assunzioni in ST calarono di botto fino a cessare, dopo il boom della fine degli anni '90. In questo contesto, il paragone con la Silicon Valley Californiana, per chi lo viveva dall'interno, da sogno si è gradualmente trasformato in chimera, incubo, discorso chiuso. Continuare a ripeterlo, da parte dei giornalisti, per chi lo ha vissuto dall'interno, ora suona come una presa in giro, un'offesa all'intelligenza di chi vive la realtà di monopolio di ST (che Dio ce la conservi il più a lungo possibile). Chi percorre la mitica 101 (ONE-O-ONE) si vede per strada Yahoo, Cupertino quindi Apple, Google, Intel.... insomma una miriade di aziende, più decine di colossi di hi-tech, di produzione o di servizi. Il sogno di una simile realtà a Catania doveva creare aziende, posti di lavoro, SCELTA, con conseguente incremento dei salari di noi lavoratori. Nulla di tutto ciò. Continua il monopolio (BENEDETTO MONOPOLIO) di ST. Ma, per favore, ai giornalisti, smettetela di continuare con questa buffonata della Etna Valley. La realtà lavorativa catanese non è quella di una concorrenza in cui il lavoratore ha il coltello dalla parte del manico, ma è quella in cui ST pone rimedio, finché può, ad una desertificazione del lavoro. Se la Fiorentina vuole raggiungere la Juventus, uno può storcere la bocca e dire "vediamo che fanno". Se la gazzetta aretusea continua a dire "obiettivo Juventus" riferendosi al Siracusa calcio, il tifoso medio si sente preso in giro. Figuriamoci un calciatore del Siracusa.
Per favore, BASTA ETNA VALLEY.

Tuesday, July 17, 2018

Noi Siciliani siamo perfetti.

Occorre rileggersi la descrizione che Don Fabrizio, Principe di Salina, fa del Siciliano. nel romanzo "Il Gattopardo". Soprattutto una frase che, quando la lessi, 30 o 35 anni fa, non ricordo onestamente, mi folgorò: "I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria."
Nessuno, se non un Siciliano intellettualmente onesto, può capire a fondo il significato e le implicazioni di questa frase. E' una frase scritta negli anni '50 circa del secolo scorso, che si riferiva agli anni '60 del secolo precedente. Era vera nel 1860, era vera nel 1950, è verissima nel 2020. Credo che resterà vera anche decenni dopo la mia morte. Sul significato, credo che ci possano arrivare tutti. Sulle implicazioni, no. Ebbene, è da una trentina d'anni che vivo immerso nelle implicazioni di questa frase. Arrivato alla soglia dei 50 anni, subentra anche un cinismo che prende il sopravvento sul desiderio di cambiamento che si può avere a diciotto o venti anni. Una persona a cui tantissimi siamo grati, Pasquale Pistorio, è stato (consapevolmente o inconsapevolmente, poco importa) un vettore di questo concetto, attraverso degli slogan giornalistici come "cervelli a basso costo" o "etnavalley". La prima espressione era un modo per dire che la formazione universitaria di Catania, e di buona parte delle Università del Sud Italia, era utilissima per il lavoro in un'azienda come ST. Inoltre, (ovviamente questo Pistorio non lo diceva), essendo ST un'isola felice in un deserto, qualsiasi neolaureato che trovava lavoro in ST era felice per essere in una multinazionale operante nel territorio, e certamente non era la "consistenza" dello stipendio il primo pensiero del giovane neolaureato, bensì la felicità di avere trovato un posto dignitosissimo, in una realtà difficilissima. Quindi, prezzo basso. Cervello a basso costo. La seconda espressione "Etnavalley", non so se venne coniata da Pistorio, comunque è la più grossa presa per il culo che ho subito nella mia vita. Nelle intenzioni di chi coniò il termine, c'era la voglia di fare di Catania un polo di attrazione per l'industria hi-tech, sul modello della Silicon Valley californiana. Ma questo si può sviluppare solo se c'è un sistema concorrenziale di molte aziende che operano nel settore. Non se un'azienda è l'unica del settore. Rimane sempre un'isola felice, ma non crea una "valley"... neanche il solco lasciato da una pisciatina di cane, altro che valley. Ma in questo ST non ha la minima responsabilità. La responsabilità della presa per il culo è dei mezzi di informazione che per anni hanno martellato con questa idiozia, e di noi che ci siamo crogiolati in questa presa per i fondelli. Per affemare che Catania potesse essere un'isola felice, che a Catania si facevano cose di altissimo livello, di livello mondiale. In piccoli settori può anche essere vero, me lo auguro. Ma, amici Catanesi, diciamocelo chiaramente: siamo minimamente una realtà che possa assomigliare alla Silicon Valley? Non ci sono le condizioni. Non le condizioni politiche, non le condizioni sociali, e non le condizioni ENDEMICHE. Cioè, ci fossero per miracolo le prime due condizioni (un governo che si impegnasse seriamente per il sud, amministrazioni libere da delinquenza e corruzione) mancheremmo NOI. I Siciliani, che siamo perfetti, nessuno ci può insegnare a migliorare. In realtà, la spinta a migliorare può nascere da due direzioni. La parte migliore che stimola la parte peggiore a migliorare. Oppure la parte peggiore che RICONOSCE i punti di debolezza, vede dove e come si migliora, e si adopera per migliorare. Inutile dire che il miglioramento non è un "risucchio" che il migliore fa sul peggiore. Il miglioramento deve essere una spinta del peggiore a migliorare. Ma noi per 5 anni abbiamo avuto come degno rappresentante quel Crocetta che si vantava di cose che non stanno ne' in cielo ne' in terra. E poco conta che ogni comparsata da Giletti fosse una vergognosa presa per i fondelli di quelle da perdere la faccia. Quello continuava a fare il miles gloriosus. Come tutti noi, tanti milites gloriosi che diciamo che le cose si fanno bene qui, e se non si fanno bene è perché qualcuno ci ostacola. Il Nord più ricco, la storia dei telai che il nord avrebbe rubato al Sud. Il tesoro del ricchissimo regno borbonico travasato al nord. Ma quando mai si è sentito che un'entità florida, prosperosa e RICCA si facesse fottere tutto da un'entità di squattrinati, come il regno di Savoia? Non viene qualche dubbio sul fatto che Pino Aprile dica un po' di fesserie, giusto per dirne una?
Ecco l'aver vissuto nella costante presa per il culo dell'etnavalley, svanita in due secondi di dialogo col mio vecchio capo americano di Micron che mi disse "you guys are a good seed in the rock", che la dice lunga sull'entità dell'idiozia di "etnavalley".
Ma insomma, se siamo perfetti, perché abbiamo cifre sul PIL dichiarato da far rabbrividire? Perché non riusciamo a tirar su un'azienda che si affermi come la migliore del mondo in ciò che fa?
Perché lo ha detto Tomasi di Lampedusa. Perché la nostra vanità è più forte della nostra miseria.
E quindi, per coprire la nostra miseria con la vanità, ci "beviamo" delle coglionate che, viste da qualsiasi ottica che non sia la nostra, uno dice "vabbè, poveracci, tenetevi la vostra perfezione, che noi andiamo per i fatti nostri". Che può essere la reazione di un padano quadratico medio.
Ed evidentemente noi Siciliani vogliamo continuare così. A ritenerci perfetti, a pensare che siano gli altri che non vogliano la nostra crescita, ed a giustificare situazioni oggettive e devastanti con scuse iperboliche ed inverosimili.

Perché questo scritto proprio oggi?
Perché quando sento che Cristiano Ronaldo avrebbe scelto la Juve come ripiego rispetto al Napoli, De Laurentiis che edulcora la realtà oggettiva (=NON TENGO DENARI) ed i Napoletani (Alvino: ridere o piangere?) che prendono in giro la Juve perché si è presa Cristiano Ronaldo, loro scarto, beh, penso che Tomasi di Lampedusa facesse un discorso FORSE centrato in Sicilia, ma che certamente si estende a diverse centinaia di chilometri a nord. 

"NONDUM MATURA EST. NOLO ACERBAM SUMERE"

Friday, June 29, 2018

Il crollo del PD ed il futuro della sinistra.

SOTTOTITOLO: CHISSENEFREGA !!!!

Il dibattito politico che vedo su facebook (di un livello un po' più alto di ciò che vedo in Parlamento e nel governo) è surreale.
Tifosi M5S che godono della disfatta del PD di Renzi, visto come il demonio che ha distrutto la sinistra.
Gente di sinistra (tra cui tutta l'intellighenzia di Repubblica e del Corriere) che si interroga su come deve rinascere il PD.
Dico la mia. Chissenefrega del PD, della sinistra, e dei problemi SURREALI che ponete.

La situazione attuale in Italia è la seguente: un governo di idioti buoni solo a propagandare fesserie. Un ignorante che si vanta di aver abolito i vitalizi, con una norma retroattiva che verrà quasi certamente cassata dalla Corte Costituzionale. Milioni di utenti facebook che forwardano trionfalmente questo specchietto per le allodole. Un Ministro dell'Interno onnipresente, onnisciente, onniagente, che appena va in Libia viene preso a pesci in faccia. E questo per i gonzi che godono delle azioni assolutamente nulle del nostro governo.
Poi veniamo a chi si preoccupa della sinistra. Di Renzi. Fatemi dire una cosa. Il problema principale dell'Italia non è "Renzi, o non Renzi", o chi è alla guida della sinistra. Il problema principale dell'Italia si chiama lavoro. Il lavoro può essere prodotto se l'Italia è competitiva. Si può essere competitivi in più modi.

1) Con la qualità dei propri prodotti.
2) Col costo del lavoro basso.
3) Con  la certezza del diritto.
4) Con la chiarezza del business.
5) Con la flessibilità del lavoro.


L'insieme di questi 5 punti rende un Paese competitivo per investimenti stranieri. In realtà, per creare lavoro, non è affatto necessario ne' il basso costo del lavoro, ne' la certezza del diritto, ne' la chiarezza del business, ne' la flessibilità del lavoro. A PATTO DI ESSERE I MIGLIORI AL MONDO. Esempio, la Ferrari, Gucci, Armani, L'alta moda. Lì, il gusto italiano la fa da padrone, l'extra-lusso prodotto in Italia non soffre di questi problemi. Il Made in Italy trionfa. Ma... basta per tirare avanti l'economia di una nazione? Ovviamente no. Le eccellenze di prodotti di qualità assoluta sono una piccola nicchia. In generale, è molto più probabile che il lavoro venga creato attraendo investimenti esteri. E qui, i punti 2-3-4-5 sono fondamentali. Cioè, se un'azienda deve incrementare la sua produzione, e per qualche motivo vuole produrre dalle nostre parti, facciamoci una semplice domanda: PERCHE' QUEST'AZIENDA DOVREBBE METTERE I PROPRI SOLDI PROPRIO IN ITALIA?

Ha l'Italia il costo del lavoro basso? No, fa schifo il nostro costo del lavoro, è altissimo. Se un lavoratore guadagna 100, l'azienda deve spendere, tra tasse e contributi, oltre 250, in Italia.
Ha la certezza del diritto? MANCOPEGGNIENTE... se un'azienda si trova in causa con un suo dipendente, o con un cliente, o con un fornitore, in Italia, sa che può aspettare ANNI O DECENNI, per sapere cosa succede. Se invece vuole (come DEVE) completare un balance sheet annuale per "chiudere" il bilancio e pubblicare i propri dati sul mercato, l'incertezza sul fatto che deve pagare 100 milioni di dollari in Italia, o riceverli, TOGLIE CHIAREZZA. ed un'azienda che opera in un mercato internazionale viene scoraggiata.
Chiarezza del business. In Italia c'è chiarezza del business? Direi pochissima. Quando la corruzione è pervasiva, la chiarezza del business si perde. Quando IKEA aveva già deciso di aprire a Catania, la politica locale voleva mettere il becco sulle assunzioni. Gli Svedesi hanno mandato a vaffa l'allora sindaco di Catania. Poteva saltare tutto. Per fortuna IKEA ha aperto ed opera a Catania.
Flessibilità del lavoro. Se un'azienda vuole produrre in Italia, ed assume delle persone, sono contratti matrimoniali o normali contratti di lavoro?

I sindacati Italiani si possono battere come vogliono su questioni di principio. La verità è che se Harley Davidson ha deciso di delocalizzare, il primo Paese al mondo a cui penserebbe non è certamente l'Italia. Che può pure essere la migliore sul punto 1, della qualità della propria manifattura, ma è repellente nei punti 2-3-4-5.

In definitiva, scusate il paragone maschilista, se Singapore è attraente come Monica Bellucci, l'Italia è attraente come uno scorpione. Fino a quando i punti 2-3-4-5 non sono aggrediti ed affrontati con la massima forza, l'Italia soffrirà SEMPRE di un deficit di produttività a causa di una carenza mortale di offerta di lavoro. Da cui deriva oltre l'80% dei nostri problemi.

DOMANDA: AVETE MAI VISTO UN GOVERNO AGGREDIRE I PUNTI 2-3-4-5 negli ultimi 30 anni?

Io sì. DI striscio, il governo Renzi che ha tolto l'articolo 18. Cosa giusta, ma poca, pochissima roba.

Su tutto il resto, zero totale. Niente di niente.

Ed ora il governo del cambiamento mi viene a parlare di immigranti, di accesso ad internet, di scongiurare questo o quello sciopero. Ed i gonzi abboccano. Per carità... giusto trattare gli argomenti. Ma se fossi un manager d'azienda, io mi concentrerei sui disastri della produzione e sulla mancanza degli sviluppi, non sulla presenza di una zanzara in un bagno dei dipendenti.
E gli immigrati di Salvini, i Giga di Di Maio questo sono: zanzare nel bagno dei dipendenti.

Ma bisogna ricostruire la sinistra... lo dicono "repubblica" ed "il corriere"

E gli altri? Quelli nuovi? "EallorailPD?"