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Tuesday, May 1, 2018

Donne discriminate al lavoro? Botta e risposta.



http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13300926/vittorio-feltri-donne-soldi-stipendio-retribuzione-lavoro.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/28/donne-se-fate-figli-e-un-problema-vostro-ed-e-giusto-che-vi-sottopaghino/4118468/

Interessante botta e risposta tra Feltri e questa Elisabetta Ambrosi del "Fatto", che non conosco.
Feltri, con il solito tono, che ormai ambisce a superare la parodia che Crozza fa di lui, in realtà dice ciò che io ho vissuto in 20 anni di esperienza nel mondo del lavoro. Quando sono entrato nel gruppo di R&D di Catania, il manager (milanese) non faceva distinzioni di sorta tra uomini e donne. E ricordo che, neoassunto, le persone di riferimento erano 5-6; tre di queste erano donne. Un paio di queste erano autentiche macchine da guerra. C'erano persone determinate e brave, esattamente come i colleghi maschi. Di queste tre, una per motivi suoi personali (insoddisfazione lavorativa) ha trovato lavoro in Francia, un'altra al CNR, una terza entrò in maternità. E nel periodo in cui questa persona entrò in maternità, altri (maschi) presero piede all'interno del gruppo. Conseguenza, a 5 anni dalla mia assunzione, i primi livelli del dirigente erano 5 maschi. E non è stata fatta alcuna discriminazione. Semplicemente, sono andati avanti i più bravi che non si sono mai fermati. L'osservazione secondo cui la donna non grava sull'azienda durante la maternità non regge. Non è quello il punto. Il punto sottolineato da Feltri è un altro. E' che entrando nel mondo del lavoro non si entra in una confraternita di beneficienza, ma in una corsa, che può essere i 100 metri, può essere una maratona, che non dura 42 km, ma 42 anni. Se una donna si ferma in due, tre, quattro anni, gli altri vanno avanti e la maternità confligge con le regole della competizione.
Poi c'è un altro aspetto, che sottolinea la giornalista del "fatto". Che l'Italia è tra i peggiori (ovviamente tra i Paesi più evoluti) nella discriminazione femminile. Io non sono un sociologo, posso solo portare la mia esperienza lavorativa, e suggerire una chiave di lettura. Che è la seguente. La discriminazione femminile è tanto più evidente quanto più STATICA è la realtà lavorativa. Quando ero in Micron, responsabile di gruppo, ho potuto far approvare due passaggi di livello ed un aumento. Due passaggi di livello a donne, l'aumento ad un uomo. Tutti strameritati. Ma ho avuto l'opportunità di distribuire (relativamente) molti aumenti per merito. In una realtà gestita da Americani. Molto dinamica. Talmente dinamica che siamo stati licenziati. Ma nelle regole del lavoro italiane, quelle che non licenziano se non in casi di truffa acclarata, gli aumenti di stipendio sono enormemente più limitati. Le regole sono molto più rigide, e quando un dirigente può dare non UN AUMENTO SU 3, ma UN AUMENTO SU 20, la maternità ed il part time costituiscono elementi fortissimi di esclusione. Element inattaccabili. Se io do un aumento su 20, la persona selezionata non deve avere avuto neanche un raffreddore, durante l'anno, oltre ad essere un lavoratore inappuntabile. Altro che maternità. Nessun certificato medico per malattia. 
In altre parole, anche se con toni orridi ("matrone che sfornano figli" è un'espressione che fa veramente ribrezzo) Feltri non fa altro che fotografare la realtà, così per com'è. Inoltre, la separazione tra uomini e donne in Italia è ancor più evidente perché la competizione di cui si parla non è altro che una corsetta di 100 metri in condizioni ideali, con pista controllatissima e tutto sicuro. In posti come gli USA dove la competizione non è una gara di 100 metri, ma una caccia al tesoro tra scorpioni, vedove nere e spine velenose, le variabili sono molte di più e quell'handicap che ha la donna si nota di meno.

Saturday, April 28, 2018

RIP Alfie.

Sarebbe bene che certe cose non fossero solo vessillo dei cattolici. La legge contro l'interruzione della gravidanza è comunque un vulnus che contrasta con i principi naturali. Che cozza con le tre semplici domande: 1)E' lecito ad un essere umano togliere la vita ad un altro essere umano? 2)L'embrione è un essere umano? 3)Se non lo è, quando lo diventa?
L'impossibilità di dare una risposta razionale a queste domande, senza cadere in contraddizione, porta ad una conclusione. La legge che permette l'aborto può essere considerata SOLO SE c'è una minaccia reale alla vita della madre. In quel caso, alla domanda 1 si può rispondere "Sì" (anche se io credo che comunque sarebbe da preferire la vita del nascituro, ma questo è opinabile). In tutti gli altri casi, che poi costituiscono il 99.9% di applicazione della legge, si tratta di una norma DI CONVENIENZA. Solo la Chiesa Cattolica segnala (ovviamente presa a maleparole da tutti i liberali da salotto) l'orrore di una simile norma. Il motivo per cui viene presa a maleparole è ovvio. IL PRINCIPIO è contestato. La vita non si tocca, perché è un dono di Dio. Partendo da questo principio la Chiesa sviluppa un discorso che quindi viene contestato alla radice. Ma in realtà l'aborto è una cosa orrenda (ove non si verifichi il caso di reale pericolo di vita della madre) INDIPENDENTEMENTE dal fatto che la vita sia un dono di Dio o meno. Se infatti l'uomo può decidere sulla vita di un altro uomo, si apre UNA VORAGINE logica che, come un lento scivolamento su un piano inclinato e viscido, porta all'eliminazione di qualsiasi principio etico. Se infatti è CONVENIENTE per le implicazioni sociali e psicologiche che una coppia decida di abortire, può essere CONVENIENTE qualsiasi cosa. Ad esempio, stabilire che un bambino debba morire asfissiato dopo 5 giorni di agonia per decisione di un giudice. Non solo, ma si deve anche affermare il principio per cui uno Stato NON PUO' permettere ad un altro Stato di dire "guarda che io credo che si debba fare diversamente". No. Lo Stato è SOVRANO anche sulla vita dei propri cittadini, che quindi diventano SCHIAVI del loro Stato, AFFIDATARI della loro vita, fino a quando lo Stato decide che non è più possibile prolungare il contratto di affido. Quindi ora molti anche non cattolici si indignano per la morte per asfissia del povero Alfie. Ma dovremmo renderci conto che il baratro è aperto molto prima. E' aperto con l'aborto permesso SALVO QUELLA ECCEZIONE. Lì CONVIENE, per la vita della madre. Qui CONVIENE per motivi economici, e per motivi POLITICI (non si può per relazioni tra Stati alleati). Alla fine potremo essere messi, per CONVENIENZA, come persone da eliminare per mantenere il rapporto Deficit/PIL.
Quando noi cattolici sbraitiamo, talvolta lo facciamo per motivi religiosi, e lì ce le tiriamo addosso. Ma talvolta è per motivi assolutamente razionali, che paradossalmente la società ipertecnologica ed ipertecnica non riesce neanche a considerare. La legge sull'aborto ha scatenato questo abisso. Dire che va rivista scatena il femminismo pavloviano con l'accusa di "oscurantismo". Ma le ragioni di principio sono fortissime. Se si fa una legge per convenienza, TUTTO E' POTENZIALMENTE LECITO. Compreso il far morire per asfissia un bambino. Come ho detto all'inizio, i cattolici non dovremmo essere i soli in questa battaglia.

Monday, April 16, 2018

As time goes by.

Andrebbe accettato lo scorrere del tempo.
Quando avevo 15 anni, d'estate con mio cugino Ignazio, ogni pomeriggio prendevamo una baguette intera (una sessantina di centimetri), facevamo una croce col coltello, un taglio verticale a metà ed un taglio orizzontale, e mettevamo maionese, carciofini, olive, prosciutto, salame, tutto ciò che il frigorifero della nonna Carmelina conteneva di commestibile.
Mangiassi ora quello che mangiavamo allora, la sera avrei acidità fortissima. Lo facessi per 5 giorni di seguito (allora era un mese di seguito, a Verdura), verrei ricoverato in ospedale. In altre parole, non ho la capacità di reggere il ritmo di un tempo. Ho trent'anni di più, nonostante mangi la metà peso una volta e mezza, quasi. Ma allora non avevo un figlio. Quindi, non tutto va verso il peggio. Si tratta di accettare con filosofia che il tempo che trascorre cambia la nostra persona, il nostro corpo, la nostra mente.

Marina, se puoi dillo a papà Silvio.

Friday, December 22, 2017

VOLUME DELL' IPERSFERA

Vorrei intrattenervi su un argomento di pubblica inutilità, ma divertente. Il volume dell'Ipersfera.
Prima di definire l'ipersfera, richiamiamo alcune nozioni "elementari" che tutti noi ricordiamo dalle scuole elementari e dalle scuole medie.
Supponiamo di avere una retta orientata, un punto O detto origine, ed un segmento di lunghezza unitaria. Fissate queste tre entità geometriche, esiste una corrispondenza biunivoca tra i numeri reali ed i punti sulla retta. Quindi, ad esempio, al numero 2.3 corrisponderà un punto (in figura, il punto A), al numero √2=1.414.... corrisponderà il punto B. Inoltre, a qualsiasi punto P della retta corrisponde uno ed un solo numero (in figura, il numero 5.5)


Stiamo lavorando ad una dimensione. La misura di qualsiasi segmento OO' è data dal rapporto tra la sua lunghezza e la lunghezza di riferimento. Chiamiamo questa misura "Volume ad una dimensione", oppure V1  . Ovviamente sappiamo che V1  è la lunghezza del segmento. Ora poniamoci la domanda: se r è un valore reale positivo, quanto misura il luogo dei punti la cui distanza dall'origine è minore o uguale ad r? Ovviamente questo luogo dei punti in UNA DIMENSIONE è il segmento che va dal punto R1 (-r) al punto R2 (r). Questo luogo dei punti misura quindi 2r. Il segmento R1R2 così definito è l'ipersfera nella dimensione 1. 



Quindi, l'ipersfera di raggio r ad una dimensione ha volume

                       V1 = 2r

Aggiungiamo una dimensione. Andiamo sul piano. Abbiamo studiato alla scuola media che, analogamente al caso ad una dimensione, se fissiamo una COPPIA di assi orientati ortogonali (chiamiamoli asse x1 ed asse x2) che si intersecano in un'origine O, e fissiamo un segmento che è un'unità di misura, allora esisterà una corrispondenza biunivoca tra COPPIE di numeri reali e punti sul piano. Questa coppia di numeri reali viene detta coppia di coordinate cartesiane. e si indica tra parentesi. Così, alla coppia (a1,a2) corrisponderà il punto A, e qualsiasi punto P avrà come corrispondenza la coppia (x1,x2).
In due dimensioni, la misura di qualsiasi figura nel piano è il rapporto tra la superficie della figura e la superficie unitaria, cioè il quadrato del segmento unitario.  Chiamiamo questa misura "Volume a due dimensioni", oppure V2  . Ovviamente sappiamo che V2  è una superficie.
Ora poniamoci la stessa domanda che ci siamo posti ad una dimensione: se r è un valore reale positivo, quanto misura il luogo dei punti del piano la cui distanza dall'origine è minore o uguale ad r? Questo luogo dei punti in DUE DIMENSIONI è ovviamente il cerchio con centro nell'origine O e raggio r. 


Il cerchio è quindi l'ipersfera in DUE DIMENSIONI. Tutti sappiamo che questa misura vale πr². Questa misura è il volume dell'ipersfera di raggio r (comunemente diremmo : l'area del cerchio di raggio r) e vale

V2 = πr²

Abbiamo fino ad ora trovato che ad una dimensione il volume dell'ipersfera è 2 volte il suo raggio, a due dimensioni è π volte il quadrato di raggio r.

Andiamo a tre dimensioni. Dalla retta siamo passati al piano. Ora dal piano passiamo allo spazio. Analogamente a quanto fatto nel piano, se fissiamo una TERNA di assi orientati ortogonali (chiamiamoli asse x1, asse x2 ed asse x3) ognuno agli altri due, che si intersecano in un'origine O e fissiamo l'unità di misura, allora esisterà una corrispondenza biunivoca tra TERNE ORDINATE di numeri reali e punti nello spazio. Questa terna di numeri reali viene detta terna di coordinate cartesiane. e si indica tra parentesi. Così, alla terna (a1,a2,a3) corrisponderà il punto A, e qualsiasi punto P avrà come corrispondenza la terna (x1,x2,x3). 


In tre dimensioni, la misura di qualsiasi figura nello spazio è il rapporto tra il volume della figura ed il volume di lato unitario, cioè il cubo del segmento unitario.  Chiamiamo questa misura "Volume a tre dimensioni", oppure V3 . In tre dimensioni, V3 è quello che anche classicamente chiamiamo "volume".
Stessa domanda:
se r è un valore reale positivo, quanto misura il luogo dei punti dello spazio la cui distanza dall'origine è minore o uguale ad r? Ovviamente questo luogo dei punti in TRE DIMENSIONI è la sfera con centro nell'origine O e raggio r. 

Tutti sappiamo che questa misura vale 4/3πr³. Questa misura è il volume dell'ipersfera di raggio r (comunemente diremmo : il volume della sfera di raggio r) e vale 4/3πr².

Riepilogando, per le dimensioni 1, 2, 3, abbiamo trovato i seguenti volumi di ipersfere:

V1 = 2 r
V2 = π r²
V3 = 4/3π r³ 

Quanto scritto fino ad ora è roba nota più o meno a tutti.
Ma adesso la domanda che ci poniamo è: come continua la serie di numeri 2, π, 4/3π ...?
Ha senso continuare a più dimensioni?

I matematici dicono che ha senso. E allora proviamoci. Abbiamo visto che l'ipersfera ad una dimensione è un segmento, l'ipersfera a due dimensioni è un cerchio, l'ipersfera a tre dimensioni è la classica sfera. Logicamente è possibile estendere il concetto alla quarta, alla quinta, all'm-esima dimensione, e definire in Rᵐ l'ipersfera di raggio r come il luogo geometrico dei punti P(x1,x2,x3,...xm) tali che la distanza dall'origine O è minore di r.

Ma come si calcola la distanza di un punto P(x1,x2,x3,...xm) dall'origine ?
Per m=1 OP= |x1|, ma anche x1²
Per m=2 OP= √(x1²+x2²), dal teorema di Pitagora.
Per m=3 OP= √(x1²+x2²+x3²).
Analogamente, per qualsiasi m, se P(x1,x2,x3,...xm), allora 
OP  √(x1²+x2²+x3²+....+xm²)

Qual è quindi, nello spazio ad m dimensioni Rᵐ, il volume dell'ipersfera di raggio r?
E' chiaro che sarà una costante per rᵐ.
Abbiamo visto che per m=1 la costante è 2, per m=2 la costante è π, per m=3 la costante è 4/3π. Cerchiamo lo sviluppo della serie delle costanti, in funzione della dimensione.

Per far questo, occorre capire come si passa da una dimensione alla successiva.

Consideriamo come da m=1 si passa ad m=2.

L'area del cerchio si ottiene sommando i rettangolini di base B ed altezza H, come in figura.

Ovviamente, più piccoli sono i rettangoli considerati, cioè migliore è la "risoluzione" per approssimare il cerchio, più questa somma di aree di rettangoli si avvicinerà al'area del semicerchio. (vedi figura)

Al, limite, quando questi rettangolini diventano piccolissimi, la sommatoria converge verso un valore unico, chiamato INTEGRALE dell'area dei rettangoli, dove l'angolo va da 0 (rettangolo largo in basso) all'angolo retto (rettangolo piccolissimo in alto). La formula che scriverò ora non è intuitiva. E' importante tenere in mente un fatto. Dell'elemento infinitesimo, la BASE è legata al volume della dimensione precedente (V1=2r), l'altezza, CHE E' L'ELEMENTO CHE AGGIUNGE LA DIMENSIONE, E' SEMPRE R cos (theta) dtheta. Otteniamo quindi:


In altre parole, il valore di quest'integrale che è l'area dell'ipersfera per m=2, è legato al valore del volume dell'ipersfera per m=1. Il fattore di proporzionalità è questo numero
Questo numero è, per definizione, l'area nera della figura successiva.
Questo valore è calcolabile abbastanza semplicemente. Infatti risulta:

In definitiva:
che mostra il legame tra il volume dell'ipersfera con m=1 (lunghezza del segmento) ed il volume dell'ipersfera con m=2 (area del cerchio).

Vediamo come si passa da m=2 ad m=3



Il volume della sfera si ottiene sommando i cilindretti di base B ed altezza H, come in figura.

Analogamente al caso bidimensionale, più i cilindretti sono sottili, più ci avviciniamo al volune reale della sfera.

Ovviamente, mentre nel caso del cerchio (V2) la base è il segmento (V1), nel caso della sfera (V3), la base è il cerchio (V2).
Abbiamo già capito che questo passaggio al limite si chiama integrale della funzione base per altezza infinitesima. Abbiamo quindi che:
dove
quindi:

Osserviamo che abbiamo trovato la regola che lega il volume dell'ipersfera nella dimensione m a quello dell'ipersfera nella dimensione ad m-1. Infatti, abbiamo visto che


Non è difficile intuire che, in generale:
Infatti, il volume dell'ipersfera Vm è ottenuto, per come abbiamo visto, dalla somma (o integrale) di basi per altezze, dove la base è:

e l'altezza aggiunge un R cos (theta) dtheta. Di conseguenza, nell'integrale, abbiamo le costanti Vm-1(R) ed R, e le parti variabili che sono l'm-esima potenza di cos (theta) e dtheta.
Per completare il calcolo, occorre quindi determinare il valore dell'integrale:
Integrando per parti otteniamo:

ma essendo
otteniamo

e quindi:
A questo punto "siamo in porto".
Possiamo infatti calcolare il volume dell'ipersfera nello spazio Rm. In questo caso, ci limitiamo alle prime 5 dimensioni, ma la continuazione è immediata:
E' interessante notare come ogni due dimensioni viene inserito un fattore Pi greco. Questo è dovuto al fatto che l'integrale del coseno, quando la dimensione è pari, contiene il pi greco. Quando è dispari, è razionale.
Ecco una tabella riassuntiva del calcolo:



Sunday, May 28, 2017

Vaccini. Popolo come i figli.





La diatriba sui vaccini in Italia mi ricorda per molti aspetti il rapporto con mio figlio. Io sarei padre, dovrei dare delle direttive, eppure mio figlio mi contesta su ogni cosa. "Perché dovrei fare così? Tu cosa ne sai più di me?"
Un tempo i figli non si permettevano neanche di discutere le "direttive" dei genitori. Poi è arrivato il 68, il fantastico meraviglioso 68 in cui le manifestazioni studentesche hanno chiesto la "liberazione" dalla tirannia dei baroni e dei professoroni con gli occhiali, a fronte di un maggior "dialogo". Ecco, "il dialogo". La psicologia moderna afferma con forza che per educare bene occorre dialogare. Ma il dialogo, come punto di partenza, deve avere un concetto ben chiaro. C'è chi spiega, e chi ascolta, ed al limite chiede se non è convinto.
Oggi il "dialogo" a scopi educativi si è trasformato in quella che gli Anglo-Sassoni chiamano un "free-forum" in cui ognuno dice ciò che pensa e rivendica pari dignità (e fin qui, al limite) ed autorevolezza nell'esprimere le proprie opinioni.
Quello che dico, lo si può vedere palesemente su internet, ma è vita di tutti i giorni con mio figlio. "Clash Royale non più di 20 minuti al giorno." "Uffa, papà, ma perché? I miei compagnetti non hanno limite all'uso di clash royale". "Perché i videogiochi sono come delle droghe. Sai cosa sono le droghe?" "No." "Siediti e ti spiego". Al termine di tutti i pippotti su dipendenza mentale patologica che può scaturire in episodi di violenza da astinenza, l'erede si mostra razionalmente convinto. Dopodiché quando gli tolgo di forza il telefono, inizia a sbraitare sul "padre padrone" "Agli ordini, signor Capitano" ed atti di ribellione del genere. Il punto è che non riconosce la figura del padre come "persona informata dei fatti". Colpa anche mia, sarà pure, ma in parte è colpa dell'ambiente generale in cui la contestazione "a priori" ed il riconoscere i propri ruoli divendenta sempre più difficile.
Di fronte a questo caos gerarchico, in cui i figli si mettono alla pari con i genitori nelle disquisizioni, quando non sanno minimamente ciò di cui parlano, i genitori si sostituiscono agli insegnanti attuando un vero e proprio mobbing scolastico "facciamo così, organizziamo questo, l'attività va svolta così", i cittadini che non capiscono una beneamata mazza di politica e si candidano a governare città grandi o anche il Paese intero, prendendo pure un mare di consensi, in tutto questo caos, internet è la benzina sul fuoco.

Ora, da padre io mi devo chiedere, e lo faccio giorno per giorno, istante per istante, se devo dare "carta bianca" agli istinti di mio figlio, o continuare a tirare le redini. Ovviamente, carta bianca non se ne parla minimamente, quindi le "istanze di libertà" rivendicate da mio figlio possono andare a farsi benedire, fino a quando non dimostra di avere la responsabilità per gestire le proprie situazioni con razionalità e non con il "lasciami in pace". Perché io so benissimo che se lo "lasciassi in pace", lui giocherebbe 20, 30 minuti, un'ora, due ore, cinque ore col telefonino, inebetendosi totalmente. Questa cosa non è un mio sospetto. E' una mia certezza, che nasce dal ricordo di quello che ero io, bambino, più tutta una serie di letture sulla dipendenza, più le notizie di ragazzi MORTI DI OVERDOSE DA GIOCO. 17 ore consecutive a giocare, ed il sistema nervoso è andato in tilt. Ora, di tutto questo, mio figlio non capisce nulla, anche se gliene ho parlato in coscienza. Ma se dimostra di fregarsene, io devo dare la stretta.

Andiamo adesso ai vaccini. Il problema che si pongono i governanti è lo stesso dei genitori. Hanno delle informazioni ufficiali, che derivano dalla scienza medica, sanno benissimo cosa succederebbe se nessuno si vaccinasse (leggi pandemie), vedono che il trend della popolazione è quello di evitare i vaccini, e devono porsi gli stessi problemi che mi pongo io con mio figlio. Fosse giudizioso, ascoltasse i genitori, avrei bisogno di togliergli il telefonino? No. Saprei che giocherebbe 20 minuti al giorno, poi farebbe regolarmente i compiti, il pianoforte ed i suoi giochi non ebetizzanti. Ma mio figlio riceve input esterni in cui i compagnetti giocano molto di più, ed ovviamente se la prende col padre cattivo. Non è che pensa che siano i compagnetti a sbagliare, col telefonino sempre in mano. No. E' il papà cattivo. Sono i governanti cattivi che impongono i vaccini. Non è che è la popolazione cogliona che sta tendendo pericolosissimamente a non vaccinarsi. No. Sono i governanti cattivi e collusi con le case farmaceutiche.
Di fronte a questa isteria collettiva e delirio di onniscienza, si può reagire in due modi. Il primo, rendendo i vaccini obbligatori (cioè non far giocare a Clash Royale più di 20 minuti al giorno). Ovviamente la reazione della popolazione è "ma è necessaria una cosa del genere? non è una coercizione insensata?". Probabilmente lo è. Probabilmente mio figlio potrebbe anche giocare 25, 30 minuti, un'ora al giorno a clash royale. Ma poi c'è un feedback a tutto ciò. Ed il feedback chiaro è che lasciar fare agli Italiani webeti significherebbe una devaccinazione totale, così i nostri figli avranno solo metalli leggeri, e saranno soggetti a tutte le malattie del mondo. LA SCIENZA SA BENISSIMO, E LO HA DETTO IN TUTTI I MODI, ED E' ROBA DA MEDIOEVO SOLO IL PARLARNE, che la conseguenza sarebbe un aumento esponenziale delle malattie esantematiche, di tutte le malattie virali di questo mondo. I casi aumenterebbero, ed a quel punto i genitori dovrebbero PAGARE DI TASCA PROPRIA LE CURE, perchè il Servizio Sanitario Nazionale farebbe esplodere i costi. A quel punto, l'unica soluzione, a quel punto non discutibile neanche dai più talebani, sarebbe una sola: il vaccino obbligatorio.

E' solo questione di tempi vs intelligenza media della popolazione. Se la popolazione è più testarda, ci saranno "effetti Fedeli" (la multa invece dell'impedire l'accesso, idiozia), al limite si potrà vincere la battaglia e impedire al padre (il governo) di adottare il provvedimento più drastico. A quel punto il figlio giocherebbe a clash royale 5 ore al giorno, cioè ci sarebbero decine di migliaia, centinaia di migliaia di malattie infettive da mancanza di vaccino, ed il papà cosa dovrà fare? Non 20 minuti al giorno, ma telefono tolto e senza discussione.

Cioè, vaccini obbligatori senza minchiate alla Fedeli.

E' logico. Non si scappa.

P.S. Al momento, mio figlio non può toccare il telefono per fare videogiochi.

Tuesday, April 11, 2017

"Why should I?" // PARTE I




Non esito a definire la mia esperienza con Micron come la più traumatica, ma anche la più istruttiva della mia vita.
Come le migliori esperienze, quelle che fanno crescere di più, nasce da un contrasto. Tutto ciò che fa crescere, in fondo, nasce da un contrasto. Là dove c'è armonia totale, benessere, ricchezza, solidità, generalmente non si è portati a riflettere su ciò che ci circonda. La riflessione, la profonda riflessione, nasce quando si è catapultati in realtà assolutamente diverse da quelle che siamo abituati a fronteggiare nella vita di tutti i giorni.
Con Micron questa cosa è stata evidente. Una mentalità Italiana basata sulla ricerca della stabilità, sull'aspetto sociale, sul fatto che se qualcuno è in difficolta cerchiamo una soluzione per evitare che vi siano persone che vengano completamente tagliate fuori da una realtà lavorativa.
Diciamo una mentalità di fortissimo stampo socialista. Perché questa è la nostra storia, questo è l'humus culturale in cui cresciamo. In questo contesto nasce la forza del sindacato in Italia. Una forza che è arrivata spesso a dettare le leggi di riforma.
Dall'altra parte, persone che noi abbiamo definito dei tagliagole, ma che sono nate e cresciute in un ambiente del tutto diverso, in cui è essenziale CAVARSELA DA SOLI, sostentarsi senza l'aiuto di nessuno, e combattere per la sopravvivenza.
La mentalità americana, quella che io definisco "dell'America profonda" (l'ambiente che ho incontrato nelle coste era più aperto, leggermente diverso), è semplice: "sopravvivo se so fare, e sono in competizione con gli altri. Se non arrivo primo, perdo." Quindi, tutte le azioni attuate dagli Americani hanno un solo fine: soldi. Far soldi per sostenersi. E NON PERDERE SOLDI INUTILMENTE. Poi, altra legge del mercato fondamentale, è impossibile mantenersi rimanendo stabili. Occorre crescere. E crescere più del mercato. Pena la morte. Per "morte" non significa necessariamente la distruzione di tutto ciò che si fa. Semplicemente, se non ci si sostenta con la crescita continua oltre il mercato, si viene acquisiti. A quel punto, altri decideranno al posto di quelli che un tempo erano i capi. Questo è successo a noi Italiani, di Agrate, Napoli e Catania, e le conseguenze sono state sotto gli occhi di tutti. Altri, i nuovi padroni, quelli che hanno messo i soldi, hanno deciso cose che un tempo si decidevano ad Agrate. Tutte le decisioni di Agrate (alcune discutibili, altre giuste) avevano come faro illuminante ed indiscutibile una sola cosa: non far perdere posti di lavoro dove c'era sofferenza. Quindi, innanzitutto, in Italia. Essendo stati comprati dagli Americani, il paradigma è stato totalmente ribaltato. Non più la difesa del lavoro, ma il business sostenibile. Senza aiuti di Stato, senza alcun vincolo di mantenimento occupazionale. Solo gli interessi dell'azienda. Che non era più Italiana, ma Americana. Quindi, gli interessi non erano più quelli Italiani, ma quelli Americani di Boise (Idaho).

Ho avuto modo di conoscere e comprendere abbastanza bene il modo di ragionare del management di Micron. Differentemente da quanto potrebbe sembrare, anche ai più alti livelli, non si fanno integrali di volume o equazioni differenziali a più variabili per prendere le decisioni. Al massimo, le quattro operazioni. Addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. Basandosi su alcuni punti chiave:

1)"Is it consistent with my core-business?" (E' coerente con il centro dei miei affari?)
2)"Can I afford it? Can I risk it" (Me lo posso permettere? Posso rischiare?)
3)"Where is the convenience for us?" (In cosa è la convenienza per noi? Qual è il ritorno?)
4)"Do not spread sensitive information" (non diffondere informazioni riservate)


In questi quattro punti, è praticamente assente il lavoratore.

(...continua...)

Saturday, December 17, 2016

Sei livelli di analisi




Alessandra Moretti del PD si scusa.
Fini di AN, postumo, si scusa.

La reazione d'istinto è "Che schifo"- Livello di analisi zero.

"E' la politica tradizionale che è marcia. Fondiamo un nuovo movimento"- Livello di analisi 1.

Virginia Raggi dei 5S si scusa.

Il Livello 1 non basta. Occorre un livello di analisi superiore.

"E' la politica che fa schifo." Livello di analisi 2.

A me il livello di analisi 2 mi sembra piuttosto cretino. Figuriamoci i livelli 1 e 0.

Io comincio a ragionare al livello di Analisi 3. "Gli Italiani facciamo schifo". Già si inizia a cogliere meglio la causa del problema. Ma è un livello di analisi ingiusto nei confronti di tanti onesti cittadini, e tanti cittadini di grandissimo valore. Per un Marra che compra una casa con i soldi derivanti da una comunissima corruzione, c'è un Don Ciotti che la società cerca di migliorarla seriamente.

C'è un livello di analisi 3.2 che è senza dubbio molto verosimile. "Gli Italiani IN MEDIA facciamo schifo". Abbiamo un livello di corruzione (fenomeno assolutamente umano ed inestirpabile, ma da contrastare) che è fuori controllo, inimmaginabile nei Paesi più "sotto controllo". Questo livello già mi convince di più ed è un livello di analisi grossolano, ma che già inizia a centrare il dramma che viviamo. Già usciamo dalla sfera di influenza della cretineria spinta.

Andiamo al LIVELLO 4. Che è quello su cui IO inizio a concentrare i miei sforzi. Dal livello 4 in poi non si fanno più affermazioni, ma domande. La domanda di livello 4 è semplice: "Io faccio schifo?" domanda 4.2 "Io sono meglio della media degli Italiani?".

Chiunque alla domanda 4.2, risponda alla sua coscienza sempre "SI'", costui/costei contribuisce allo schifo che vediamo in politica e che come reazione ridicola ha avuto la creazione del Movimento 5 Stelle.

Io, da lavoratore, io, da padre di famiglia, vedo le cose che non vanno al lavoro. Vedo le cose che non vanno in famiglia, con mio figlio, la sua educazione, l'educazione dei suoi compagni. Cerco di combattere, e generalmente mi ritrovo delle reazioni molto sicule, del tipo "Avaia, è picciriddu, lassalu campàri,  s'av'a divèrtiri (andiamo, è bambino, lascialo vivere, si deve divertire)". Dopodiché ha 10 anni, mi chiedo quando smetterà di essere "picciriddu", si troverà grande, io non avrò presa su di lui, e tutti gli atti di irresponsabilità che commetterà (spero nessuno) saranno suoi, ma io sentirò su di me la responsabilità. E tutte le volte in cui cedo le armi, in cui dico a me stesso "basta, sono stanco", "ma chi me lo fare, fottiti tu, figlio mio, fottetevi voi, al lavoro", io non posso rispondere "Sì" alla domanda 4.2, e quindi alla domanda di livello 5. "Io, con il mio comportamento, sto migliorando l'Italia, oppure sono ANCHE IO la causa dello schifo che vedo?"

Io osservo i bambini di oggi, la generazione di oggi e chi li cresce, e vedo un livello culturale, etico, di responsabilità che è TERRIFICANTE. E' terrificante il livello culturale dei bambini, ai quali non si insegna nulla, è terrificante il livello culturale e morale di noi genitori, che non sappiamo neanche cosa insegnare e come insegnarlo, è terrificante la connivenza morale dei nonni (che poi sono i giovani del periodo più terrificante della nostra storia, il '68, quello della rivendicazione dei diritti e l'oblio dei doveri) che identificano il bene dei nipoti con la loro libertà, la loro spensieratezza, il loro divertimento.

In altre parole, quando la Moretti è assente in consiglio e se ne va in India a divertirsi col Deepavali o non ho capito bene cosa, io penso che la causa sono io che non ho rimproverato mio figlio tutte le volte in cui avrei dovuto e non ho fatto.